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Crisi di maggioranza, il sindaco tace e pensa ancora alle dimissioni e l'opposizione va all'attacco
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Crisi di maggioranza, il sindaco tace e pensa ancora alle dimissioni e l'opposizione va all'attacco
Il vescovo 'difende' Mismetti, Schiarea (MpF) ha rimesso le deleghe, Filipponi e Piccolotti chiedono di chiudere la 'partita'
"A seguito dell'esito dell'ultimo consiglio comunale e della pervicacia del sindaco di non aderire alla richiesta di una verifica programmatica di metà mandato, in coerenza con la non partecipazione al voto del bilancio e della posizione critica assunta dal Movimento per Foligno, nella consapevolezza che gli incarichi assegnati dal sindaco non possono non tenere conto del necessario rapporto di fiducia e di coinvolgimento, rimetto le deleghe assegnatemi dal sindaco e riguardanti la gestione dei fondi europei e la partecipazione".
Poche righe con le quali Lorenzo Schiarea (Movimento per Foligno) ha rimesso le sue deleghe al sindaco dopo che nella giornata di ieri, martedì 24 maggio, il consiglio comunale, dopo un intervento molto duro nei confronti della maggioranza e del primo cittadino, ha sfilato il badge (insieme a Ciancaleoni dei Socialisti) ed è uscito prima dell'approvazione del bilancio di previsione.
Bilancio approvato con i 13 risicati voti avendo "recuperato" Lorella Trombettoni del Pd ("concedendo" una mozione sulla Fils) e Elio Graziosi (del Gruppo Misto) che, però, proprio durante la seduta, ha dichiarato il suo appoggio solo all'approvazione del bilancio preventivo e di quello consuntivo e la sua uscita dalla maggioranza. Ma la situazione è di certo seria e con poche vie di uscita.
Con i tre dissidenti (Schiarea, Ciancaleoni e Finamonti) che sono sempre più distanti, con la Trombettoni recuperata in extremis e con Graziosi a "intermittenza" ("valuterò volta per volta gli atti prima di votarli", ha detto durante il Consiglio), la maggioranza non avrebbe i voti necessari per continuare a governare.
Solidarietà e "bacchettate" dal vescovo.
Anche il vescovo, monsignor Gualtiero Sigismondi, dalle colonne della Gazzetta di Foligno è intervenuto nel dibattito esprimendo preoccupazione per un inutile commissariamento. "Con il sindaco Nando Mismetti - scrive il vescovo - ho sempre avuto buoni rapporti personali ed istituzionali, nella reciproca autonomia e non credo che meriti di essere sfiduciato. I cittadini non trarrebbero alcun vantaggio da un inutile commissariamento, ma soprattutto non sono chiare le ragioni profonde di un dissenso che ha poco a che vedere con il bilancio. Temo un regolamento di conti, sebbene i conti siano in ordine! Auspico che, giocando a carte scoperte, si giunga a ricucire lo strappo rispettando il mandato degli elettori. Magari ci sarà bisogno di aggiustare la rotta, di guardare di più al futuro... ma bisogna farlo anteponendo le attese della gente all'attesa di una poltrona".
Certo è che le soluzioni per uscire da questo empasse non ce ne sono poi tante. E, comunque, manca ancora un atto importante, l'approvazione del bilancio consuntivo entro l'8 giugno per evitare il commissariamento. Il sindaco lo aveva ribadito anche nei giorni scorsi: l'importante era l'approvazione del bilancio preventivo e di quello consuntivo, in modo da lasciare i conti in ordine e poi non aveva nascosto la possibilità di presentare le dimissioni. Costretto anche per l'imposibilità di governare.
La minoranza.
"Mismetti, che senso ha andare avanti così? Lo chiede in una nota Elisabetta Piccolotti di Sinistra Italiana.
"Il bilancio del Comune di Foligno ieri è stato approvato. Eppure tutti i problemi rimangono intatti: la maggioranza continua a marciare a ranghi ridotti, anzi ridottissimi. I 3 'dissidenti' continuano a non partecipare alle votazioni, Elio Graziosi non si è sottratto alle proprie responsabilità ma ha sottolineato l'incompatibilità tra i suoi valori di sinistra e il comportamento del governo cittadino e del Pd. Altri consiglieri, ancora, hanno esternato il proprio malessere, mettendo in luce tutte le contraddizioni e le difficoltà in cui annaspa l'amministrazione della città. Continuo a chiedermi che senso abbia continuare così. La città avrebbe bisogno di persone che pancia a terra, su un progetto condiviso e chiaro, lavorino a produrre fatti concreti, passi avanti, a costruire occasioni di sviluppo e di innovazione per una Foligno migliore.
Ci sono molti problemi per cui accapigliarsi, di cui discutere alla ricerca di soluzioni efficaci. C'è la disoccupazione, la povertà, la cementificazione del territorio, il troppo traffico che rende meno piacevoli le nostre giornate, il commercio da far prosperare, la cultura da far germogliare ogni giorno. C'è il razzismo che cresce anche tra le fila dei folignati, e tante persone che fanno della solidarietà il loro impegno quotidiano da sostenere con scelte concrete. Ci sono i servizi pubblici, non sempre efficienti, da far funzionare meglio.
Eppure non è questo che agita le notti dei nostri amministratori e ne scandisce le giornate. Sono in lite per 'non si sa bene cosa' per stessa ammissione del Sindaco. Tutti sanno che quando qualcosa in politica non si capisce bene, è quasi certamente perché non si fa una bella figura a parlarne apertamente e in modo chiaro. Il Sindaco, invece di provare a passare la nottata a danno della città, dovrebbe presentare un nuovo programma di mandato e verificare se c'è una larga maggioranza che lo giudici credibile e sia disposto a sostenerlo. Se non c'è, si traggano le conclusioni. A chi, tra le file del Pd e degli altri partiti che lo sostengono, fa spallucce e dice 'non è colpa mia, che ci possiamo fare', credo che sia giusto ricordare che se si sono candidate le persone sbagliate, allora forse è meglio tornare davanti ai cittadini e permettergli di scegliere persone migliori. Foligno ne ha tante e non merita di essere sotto scacco di una maggioranza che si è aggregata intorno alle questioni di potere, invece di aggregarsi intorno ad un progetto di cambiamento.
Di fronte a questo triste spettacolo, credo che siano tanti i cittadini che due anni fa accordarono in buona fede il proprio consenso a questa maggioranza, che si stanno oggi rendendo conto che è necessario cambiare e rinnovare. Sinistra italiana sarà in campo prima di tutto per cogliere questi bisogni e trasformarli in buona politica.
Anche Stefania Filipponi, di Impegno Civile, ha inviato una nota analizzando la situazione politica e quello che è accaduto ieri in consiglio comunale.
Il 24 maggio a Foligno si è celebrato un consiglio comunale surreale: il bilancio è stata solo l' occasione per far esplodere le contraddizioni, i malumori e gli interessi personali di una maggioranza lacera ed allo sbando. I problemi di Foligno, le richieste dei cittadini non contano, basta salvare la poltrona a qualunque costo, anche prendendo in giro compagni ed amici.
La fine dei contributi post sisma, la pesante crisi economica ha mandato in crisi un collaudato sistema, basato sul clientelismo e sui favori amicali.
Ora siamo ad un bivio: spetta al sindaco decidere se continuare a vivacchiare, blandendo ovvero minacciando per racimolare i voti, oppure ha uno scatto di orgoglio e inizia a governare
In una situazione così usurata e caotica diviene indispensabile focalizzare l'attenzione su alcuni problemi, trovando le soluzioni che tengano conto delle singole peculiarità a tutela del bene comune.
Però occorre essere liberi, senza paraocchi ideologici, nel rispetto dei propri valori e del mandato ricevuto dai cittadini, che non vogliono certo che si facciano solo gli interessi di bottega.
Occorrono persone capaci di realizzare un programma di profondo risanamento e rinnovamento della società locale che risponda tempestivamente e fattivamente ai bisogni della città, che non può continuare a perdere servizi, diventando ogni giorno più povera socialmente, culturalmente ed economicamente.
E' oggi più che mai necessario un effettivo rinnovamento, non solo di idee: sono le persone che programmano ed attuano. Foligno chiede mutamenti profondi che incidano prima di tutto sul piano sociale ed economico.
La sterile conservazione di poltrone è mero "cretinismo politico" che potenzia l'antipolitica, la sfiducia verso le istituzioni, composte da partiti e movimenti che, ancorché contrapposti, vengono accumunati nell'opinione popolare, come tesi ad accaparrarsi e a conservare rendite di posizione.
Quando si fa appello all'altrui responsabilità, per mantenere in piedi un sistema traballante, bisogna poi avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità per superare questa sistemica disorganizzazione, patetica fino all'incredibile.
Si troverà infine l'ardire di dire basta ad una amministrazione spenta e incolore, per offrire alla città risposte efficaci, senza inutili cadute nostalgiche? Se manca questa capacità è preferibile staccare la spina: Foligno ringrazierà.
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