politica

Province al voto, Filipponi: 'Sono state abolite? Forse no, quasi'

 

Il consigliere di Impegno civile: 'Oggi c'e' il rinnovo dei consigli provinciali. In conclusione restano, cosi' come i costi'

 

"Le Province sono state abolite, forse no, quasi; comunque domenica 8 gennaio si vota per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Perugia ( e Terni). Soltanto del Consiglio, però, perché il Presidente Mismetti rimane in carica fino al 2019". Inizia così l'intervento di Stefania Filipponi sull'elezione e il rinnovo dei consigli provinciali  previsto per oggi, domenica 8 gennaio.


Ma cosa accadrà a questi organi che dovevano scomparire e che, invece, sono vive e vegete? "Per la verità nel mese scorso - dice Filipponi - il sindaco di Foligno aveva rassegnato le sue dimissioni da presidente provinciale in attesa dell'esito referendario, ma poi, allorquando il 'sogno romano' si è dissolto, si è nuovamente riseduto, e in tutta fretta, sulla poltrona".

"L'unica cosa certa è che gli organi provinciali non sono più eletti attraverso consultazioni popolari : la Legge Del Rio, dando per scontato l'esito del referendum costituzionale - che doveva eliminare la parola 'provincia' dalla Carta costituzionale-, ne ha modificato le competenze e le ha trasformate in enti di secondo livello; ma tant'è ... anche con l'approvazione della nuova legge elettorale si è dato per scontato che il Senato sarebbe stato abolito. Forse chi governa dovrebbe attendere che il popolo si pronunci, ma ormai, soprattutto in Umbria, siamo abituati alla dittatura della maggioranza e, talvolta, anche di qualche minoranza".

"In ogni caso la 'trasformazione' delle province non ha portato quel drastico taglio dei costi promesso, ma solo caos a livello organizzativo, con deleghe che vanno e vengono tra province, regioni e città metropolitane, con il risultato che è davvero difficile per cittadini e imprese capire chi fa cosa, a chi chiedere un permesso, a chi rivolgersi per un determinato problema.
In effetti la legge per il riordino delle province doveva essere l'occasione per semplificare il rapporto tra istituzioni e cittadini e velocizzare alcuni passaggi burocratici, invece è l'ennesima occasione mancata di un ceto politico arrogante ed autoreferenziale".

In conclusione le Province restano (e non certo per responsabilità del no referendario), come restano i costi di cui i cittadini ignorano il reale ammontare; i vertici non sono più ad elezione popolare ma asserviti alle scelte dei partiti; insomma l'unica regola certa e non sopprimibile è la 'legge dei nominati' che garantisce e tutela il clientelismo grazie al quale anche il Presidente della Provincia di Perugia ha potuto governare, seppur in ruoli diversi, per 30 anni.


 



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