cronaca

Caso Lucentini, intercettazioni telefoniche al vaglio degli investigatori

 

 

Si cerca di ricostruire la verità dei fatti che hanno portato alla morte del carabiniere Emanuele Lucentini la notte del 16 maggio scorso. Quella che all'inizio sembrava essere solo una tragica fatalità infatti, ora è diventato un incubo, sopratutto per il collega Emanuele Armeni, accusato di omicidio volontario.


L'avvocato Marco Zaccaria ha incontrato il suo assitito a Spoleto, nel carcere di Maiano, dove ora si trova l'indagato, e ha ribadito la versione della tragica fatalità. Ma sono tanti gli elementi che non convincono, a partire dall'esito dell'esame della balistica, che ha fatto saltar fuori incongruenze tra il racconto di Armeni e ciò che realmente sembra essere accaduto quella maledetta notte. A peggiorare la situazione del giovane carabiniere spoletino, alcune intecettazioni telefoniche. Come si legge da alcuni quotidiani locali, tra cui il Corriere dell'Umbria di oggi, sembra che Armeni si trovava in auto in compagnia di suo padre al ritorno dal funerale di Lucentini quando avrebbe pronunciato le seguenti parole: "non rimpiango niente, non era un uomo, non era un carabiniere". L'avvocato è intervento sostenendo che si tratta solo di un estratto della conversazione e che il riferimento è ai tanti colleghi che fino a poco prima della morte criticavano Lucentini, per poi cambiare atteggiamento durante i funerali. La vedova Lucentini, dal canto suo, durante un'intervista rilasciata alla giornalista Rai Flavia Lorenzoni, fa sapere di non credere al collega del marito, e piange lacrime amare al pensiero della sua storia d'amore spezzata così ingiustamente.  



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