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In malattia ma svolgeva un secondo lavoro e andava sulla moto da cross, inchiodato dall'investigatore

 
 

E c'e' anche chi durante l'orario di ufficio naviga su siti porno o con la 104 va in palestra. Sempre piu' aziende si rivolgono agli attuali Sherlock Holmes

 

Era in malattia da qualche mese ma questo non gli impediva di andare presso un ristorante e lavorare lì come cameriere. Ma non solo. In malattia, con tanto di certificato medico, poteva saltare su collinette con la moto da cross. E tutto questo è finito in un dossier, con tanto di foto, che l'agenzia investigativa ha fatto recapitare al suo datore di lavoro che aveva commissionato il pedinamento.


Dopo il tradimento, un altro filone dell'agenzia investigativa è proprio questo:  l'ingaggio da parte delle aziende che vogliono vedere come si comporta il loro dipendente. Stare su Facebook o guardare siti porno - durante l'orario di ufficio - oppure stare in malattia o usufruire della Legge 104 ed, invece, andare a lavorare da un'altra parte o fare sport: l'azienda ha il sentore che il suo dipendente non si comporti come si deve e si rivolge all'agenzia investigativa. E di "ingaggi" per questi motivi ne accadono diversi, come spiega la titolare dell'agenzia Tsu Group "Investigazioni & sicurezza" di Foligno.

Ci sono aziende che hanno il sospetto che il proprio dipendente "rubi" i segreti, i progetti sviluppati all'interno della ditta e che li rivenda: frodi aziendali, per intenderci. Ed è Giusi Santarelli, investigatrice privata (la sua licenza è datata 2002, è anche CTU/CTP, come trascrittore fonico, sia civile che penale, in tribunale e responsabile regionale dei criminologi investigazione e sicurezza) che ci spiega questa attività.

"Ci sono stati dipendenti che, durante l'orario di lavoro, stavano su Facebook o altri social, un'attività proibita durante l'orario di lavoro come stabilito anche da una recente sentenza della Suprema Corte la n. 10955 del 2015, che si è pronunciata su un caso di licenziamento disposto dal datore di lavoro nei confronti del suo dipendente perché questi, durante l'orario di lavoro, chattava ed utilizzava Facebook. - dice - e noi su mandato dell'azienda riusciamo ad individuare queste ‘distrazioni'. Naturalmente, il tutto ottenuto in modo legale, seguendo gli iter previsti".

C'è anche chi timbra il cartellino e che, invece, di fare le commissioni per l'azienda se ne va in palestra o a fare la spesa. E poi, immancabili, le "finte" malattie e le 104 utilizzate non per curare i propri familiari. "Ne capitano anche un paio al mese".

"Noi raccogliamo la documentazione e poi la consegniamo all'azienda. Nella maggior parte dei casi scatta il licenziamento, oppure, se le mancanze non sono così gravi, lettere di richiamo al dipendente".

                             +++continua+++

 


 



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