politica

Biodigestore a Foligno, interrogazione di Impegno Civile

 

Stefania Filipponi chiede spiegazioni sulla nascita dell'impianto e illustra tutto l'iter che si e' avuto in questi anni

 

"In base a quali diverse determinazioni del Consiglio Comunale è stato possibile accettare nel 2015 una proposta di opera in project financing, per un biodigestore, analoga a quella già respinta motivatamente dallo stesso Consiglio Comunale nel 1997.Come intende l'Amministrazione superare e/o eludere i vincoli di PRG e di PAI presenti nell'area ove oggi si prevede di realizzare l'impianto in questione. Quali garanzie sono state previste per contenere gli effetti prodotti dal nuovo impianto, sicuramente dannosi per l'aria, l'acqua e l'ambiente in generale". Sono queste alcune delle richieste contenute in un'interrogazione presentata dal capogruppo di Impegno Civile, Stefania Filipponi.


Dopo l'assemblea dei comitati che si è svolta a Sterpete contro la nascita di un biodigestore a Casone, ecco che la "patata bollente" approda in consiglio comunale.

Stefania Filipponi, infatti chiede anche di sapere "quali pareri di ARPA, ASL, Ambiente ecc. sono stati già acquisiti in merito ad un'opera che si realizzerà in zona agricola di pregio, con falda acquifera affiorante e in Fascia A di pericolosità idraulica, opera che produrrà gas tossici e nocivi la cui diffusione dovrebbe essere scongiurata da non meglio individuati filtri biologici; quale sarà la maggiorazione di tariffa, che graverà sulla utenza, già riconosciuta come necessaria per raggiungere l'equilibrio finanziario della gestione; quando é stato partecipato il progetto in questione con i cittadini, con le associazioni dei consumatori e con le primarie organizzazioni ambientaliste, come asserito, a mezzo stampa, da ATI 3".

Ma non solo. Filipponi chiede anche "che il Segretario Comunale e il Dirigente Area Governo del territorio certifichino la legittimità degli atti e delle convenzioni stipulate prima del voto favorevole del Consiglio Comunale di Foligno".

Il capogruppo di Impegno civile ricorda che "in data 17 luglio 1997 il consiglio comunale di Foligno é stato chiamato ad esprimersi sulla proposta formulata dalla ditta Cogen Umbria SpA riguardante la progettazione, costruzione e gestione (in project financing) di un biodigestore per il trattamento dei rifiuti urbani da collocare in loc. Casone presso l'esistente impianto di trattamento dei rifiuti solidi urbani. Lo stesso Consiglio, anche a chiusura di quanto emerso nell'apposito convegno sui rifiuti, ha espresso parere contrario alla realizzazione del suddetto impianto"

"Il voto contrario  - scrive Filipponi nell'interrogazione - é stato allora motivato dalla stimata insufficienza della capacità dell'impianto proposto (pari a circa 100 tonnellate al giorno, contro un valore minimale, ritenuto congruo, economicamente e gestionalmente sostenibile e tecnicamente ottimale per garantire una resa efficiente e scongiurare rischi di inquinamento, di circa 250-300 tonnellate al giorno), oltre che dalle scelte operate dalla Regione Umbria (che prevedeva, per l'Umbria, solo 2 impianti da collocare nel perugino e nel ternano), dalla incompletezza dell'impianto di compostaggio di Casone (nella parte relativa alla produzione di Rdf, ovvero di combustibile da usare per produrre energia dai rifiuti e da riutilizzare per alimentare il biodigestore), dalla esigenza di tutelare le popolazioni locali già fortemente penalizzate dalla presenza di impianti inquinanti collocati nella stessa area (quali il depuratore per i rifiuti liquidi, l'impianto di compostaggio per i rifiuti solidi, il mattatoio ecc.), il tutto come meglio illustrato nella relazione a firma dell'assessore competente (Mismetti) che il Consiglio Comunale aveva condiviso".

"Contrariamente a quanto manifestato dal consiglio comunale nel 1997 e senza alcun confronto con la popolazione interessata né con le associazioni ambientaliste competenti - aggiunge Filipponi - la giunta comunale con atto n. 57/12, definito impropriamente 'di indirizzo', decideva di 'autorizzare' la costruzione, sempre in project financing, di un biodigestore a Casone, subordinandone la realizzazione alla preventiva approvazione di una apposita variante al PRG, di esclusiva competenza del consiglio comunale, posto che lo stesso PRG vietava la costruzione di tale tipologia di impianto in quella zona.
Conseguentemente l'ATI 3 predisponeva un 'progetto', mai partecipato con i cittadini, e chiedeva alla Regione di ammettere a contributo la realizzazione di un biodigestore anche a Foligno, in località Casone, avente una potenzialità di circa 30.000 tonnellate annue (ovvero circa 82 tonnellate al giorno, quindi più piccolo di quello rifiutato dal Consiglio Comunale nel 1997,che secondo l'assessore Mismetti non avrebbe garantito ne vantaggi economici né abbattimento degli inquinanti)".

Continua l'illustrazoone da parte di Filipponi degli atti che si sono susseguiti in questi anni sullla nascita del biodigestore.

La Regione, anche sulla base della proposta formulata dall'ATI 3, decideva di modificare l'originario programma sui rifiuti, finanziando parzialmente la costruzione di 3 biodigestori in Umbria (ovvero uno a Perugia Pietramelina, uno a Terni ASM, uno a Foligno Casone) anziché i 2 originariamente previsti per il soddisfacimento di tutte le esigenze in campo regionale; l'Assemblea dei Sindaci ATI 3, con deliberazione n.3 del 19/01/2015, ha approvato il "progetto preliminare" qualificando come promotore dell'iniziativa ASIA Ambiente S.p.A. con sede in Via Ivrea n. 70, Rivoli (TO);

con determinazione n.72 del 30 aprile 2015, a seguito di gara europea, il Direttore di ATI 3 ha aggiudicato in via provvisoria i lavori relativi alla "Concessione per la progettazione, costruzione e gestione funzionale ed economica di un impianto di produzione di biometano e di un impianto di produzione di fertilizzanti organici, alimentati dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani provenienti da raccolta differenziata e da rifiuti ligneocellulosici derivanti da sfalci e potature, in località Casone del Comune di Foligno (PG)" in favore di Asja Ambiente Italia S.p.A.; nel maggio 2015 l'ATI 3, unitamente alla VUS SpA, ha sottoscritto con la ditta Asja Ambiente SpA il contratto di concessione, con contributo regionale di circa 2 milioni di euro":

"Avendo l'impianto una potenzialità superiore a 10 tonnellate al giorno e rendendosi quindi necessaria la verifica di assoggettabilità a VIA (oltre che alla preventiva verifica di "compatibilità" urbanistica) il Consiglio Comunale è stato chiamato ad esprimersi a settembre 2015 su un progetto mai partecipato né reso noto alla popolazione e alle associazioni ambientalistiche, diversamente da quanto asserito anche recentemente da ATI 3. Con delibera n.55 del 30/09/2015, votato solo dai rappresentanti di maggioranza, il Consiglio Comunale ha espresso parere favorevole in merito ai progetti preliminari e ha incaricato il dirigente dell'area governo del territorio a prendere parte alla conferenza dei servizi ai fini dell'approvazione del progetto e della conseguente variante allo strumento urbanistico generale". 

"Stando alle motivazioni espresse nel voto consiliare nel 1997 - è scritto nell'interpellanza - l'impianto che si propone oggi di realizzare risulterebbe essere di potenzialità 'non ideale' ovvero non in grado di garantire l'assenza di rischi per l'ambiente e la sostenibilità economica della gestione; i benefici economici ottenibili dal commercio dei cd "certificati verdi" saranno solo a beneficio della ditta concessionaria.  Conseguentemente, dovendo assicurare comunque il pareggio di bilancio nella gestione dei rifiuti, la tariffa del servizio inevitabilmente sarà incrementata e posta a carico degli utenti. Negli altri siti individuati dalla Regione (soprattutto per quello di Pietramelina) l'opposizione al programma regionale, da parte dei cittadini ma anche dei rappresentanti delle amministrazioni pubbliche, ha comportato la sospensione dello stesso".



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